CENERE E GERMOGLIO
Il rito dell’imposizione delle ceneri apre ogni anno il tempo di Quaresima. È certo un
rito antico, ma non dobbiamo considerarlo antiquato e staccato da tutto il cammino
penitenziale e dal suo significato profondo! La bibbia parla della cenere dandogli il
significato della fragilità, della conversione, della rinascita. L’uomo è fatto dalla polvere
(Gn 2,7) e si riduce a polvere quando si allontana da Dio (cfr. Gen 3,19ss).
Quel pizzico di cenere sul nostro capo ci ricorda, senza tanti giri di parole, che
noi siamo poca cosa, e che le nostre illusioni di autodeterminazione e gli sforzi per
cancellare la nostra fragilità creaturale sono velleitari. Ma la cenere non è solo morte,
essa ha il germoglio della vita! Ce lo insegnano i contadini quando, dopo aver bruciato
le stoppie e i rami secchi, usano la cenere pensando al futuro, perché la terra diventi
più feconda e porti frutto abbondante. Dio vuole che anche noi siamo fecondi di opere
buone. Ci chiede per questo di accettare la potatura, di bruciare quello che in noi è
vecchio, ingombrante, idolatrico. L’ulivo e le palme che si fanno cenere ci parlano di
Cristo morto e risorto per noi e ci rimandano alla nostra morte e resurrezione.
Quest’anno il cammino quaresimale che viene proposto dalle letture del
lezionario ha un carattere penitenziale: un invito a contemplare la misericordia e la
pazienza di Dio che ci chiama al rinnovamento e alla conversione.
Pazienza e misericordia! Ne abbiamo bisogno, perché le nostre sono state ferite
da questo tempo difficile, dalla distanza, dal timore, diventando a volte frenetiche e
dure. Pazienza e misericordia che Dio usa con noi e che anche noi siamo chiamati ad
assumere come stile di relazione con noi stessi e gli altri.
La “spogliazione “che la liturgia sottolinea e chiede nel tempo quaresimale
(meno fiori, meno musica, il colore viola…) deve lasciare spazio alla cura e alla creatività meditata. Sono da valorizzare i segni, i silenzi, i canti, l’assenza di quanto è presente in altri tempi liturgici, per far risaltare meglio la presenza di altri aspetti: la croce, la sobrietà, la Parola ascoltata e meditata, il silenzio. Tutto ciò favorirà il raccoglimento e affinerà il nostro sguardo, favorendo l’incontro con Dio e rendendoci consapevoli anche delle povertà che ci circondano, del bisogno di tanti, del fatto che dobbiamo unire contemplazione e azione, meditazione e carità concreta, passione per Dio e passione per l’uomo ferito.
Sia questo il senso del nostro itinerario quaresimale verso la Pasqua del Signore!
+ Roberto, vescovo
