
15 Giugno, Santuario diocesano di Santa Mariaquas
L’anno giubilare è senza dubbio un anno di grazia per la Chiesa e per i catechisti. È un’occasione propizia per la Chiesa di memoria, ospitalità e profezia: questi tre aspetti vengono suggeriti dal direttore dell’ufficio catechistico nazionale, Mons. Valentino Bulgarelli, per un cammino proficuo dei catechisti.
Spiega mons. Bulgarelli: la memoria è importante perché ogni comunità cristiana è invitata a porsi in un atteggiamento di “contemplazione”, per purificare e custodire la memoria di Dio che parla, per vedere i segni che germinano nel terreno della storia, per raccogliere i frammenti che il Signore ci ha dato di vivere nel passato. L’ ospitalità, per “abitare” il tempo, perché possa vivere la “grazia” del passaggio ad un tempo nuovo. In particolare, è ritrovare o rinnovare la capacità di ospitare il tempo di Dio, che è tempo della pienezza, dentro il divenire incerto e mutevole del tempo dell’uomo.
Sottolinea il direttore nazionale che l’anno giubilare contiene queste due dimensioni del tempo a cui corrispondono due atteggiamenti dell’uomo: la pienezza del tempo che dice l’evento definitivo dell’incarnazione e della Pasqua, che guarisce i cammini dell’uomo ed edifica la Chiesa; il discernimento del tempo che mostra come la Pasqua ci aiuti a leggere e verificare i segni del tempo per illuminarli e trasformarli. Infine, nell’ascolto e nella verifica, la Chiesa si apre al sogno profetico che anticipa in progetti e percorsi pratici, gli scenari inediti di cui il Signore si fa artefice nella storia degli uomini. Nasce la profezia, frutto della ricchezza dei doni dello Spirito e dello svelarsi di una presenza che si fa germe di vita nuova.
Il tempo del giubileo, vissuto anche nella nostra Diocesi, invita ogni catechista a riscoprire il ministero al quale si è chiamati per il dono stesso della fede, proprio perché il catechista è chiamato a vivere quotidianamente le tre dimensioni della memoria, dell’ospitalità e della profezia.
Nella bolla di indizione del Giubileo, scrive il compianto Papa Francesco: “Tutti sperano. Nel cuore di ogni persona è racchiusa la speranza come desiderio e attesa del bene, pur non sapendo che cosa il domani porterà con sé”. (spes non confundit,1)
C’è un terreno sul quale in modo speciale i catechisti potranno operare: evitare cattivi investimenti di speranza e, soprattutto, quale legame tra speranza cristiana e il tempo degli uomini e delle donne di oggi?
Il Giubileo diocesano fissato in calendario per il 15 giugno desidera offrire un tempo di incontro e di preghiera con l’auspicio che i catechisti siano sempre più il segno di comunità che sognano di divenire rigeneratori di speranza, testimonianza autentica del Risorto.
don Massimiliano Giorri
Direttore Ufficio Catechistico Diocesano
